Nerone

In un primo momento, fino a quattordici anni, sembrò che Nerone seguisse i principi di onestà che il filosofo Seneca gli insegnava, ma presto la sua crudeltà prese il sopravvento.
Poiché era troppo giovane per governare, fu sostituito dalla madre, Agrippina, ma il desiderio di restare solo lo spinse a commettere il delitto più orrendo che un uomo possa commettere: egli infatti uccise la madre.
La popolazione rimase inorridita, ma la criminalità di Nerone non si fermò a questo.
Nel 64 mentre lui era ad Anzio, a Roma scoppiò un terribile incendio che arrecò enormi danni. Si tentò di interpretarlo come una punizione divina, ma alla fine molti diedero la colpa a Nerone che spesso aveva espresso il desiderio di rinnovare Roma. Coloro che poi ne fecero le spese furono i Cristiani, accusati dallo stesso Nerone per allontanare da sé ogni sospetto.
Si diede così inizio alla ricostruzione della città, ma Nerone prima di tutto si preoccupò di costruire per sé una lussuosa villa che superasse quella degli altri imperatori.
Per riedificare la città cominciò ad imporre tributi e tasse insopportabili e fu per questo che alcuni nobili ordirono, nel 65,una congiura contro di lui, che però venne sventata e costò la vita a numerose persone considerate colpevoli, tra le quali lo stesso Seneca. Nerone continuò la sua vita di sperperi e crudeltà, arrivando a condannare a morte i ricchi nobili, per confiscarne i beni e ottenere denaro.
Alla fine lo sdegno per il suo comportamento crebbe al tal punto che il governatore della Gallia, Vindice, sollecitò l'unione di tutti i capi militare contro l'imperatore. Vindice perse la battaglia, ma oramai era chiara l'ostilità verso l'imperatore.
Spaventato Nerone fece arrivare a Roma le truppe d'Oriente e si circondò di uomini fedeli , ma proprio tra di loro si nascondevano coloro che lo disapprovavano. Saputo ciò fuggì, ma venne raggiunto dai soldati nella sua villa e, mentre tra voci e grida venivano ad arrestarlo, si uccise.


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