Diocleziano

Diocleziano regnò venti anni (285-305), durante i quali tentò con ogni mezzo di porre freno alla pericolosa decadenza dell'Impero. Uomo di modeste origini, nato in Dalmazia, percorse la sua carriera nelle file dell'esercito, acquistando col prestigio personale, l'obbedienza, la stima e l'affetto dei suoi soldati.
Lo portarono alla ribalta le solite competizioni fra generali da cui ne uscì vittorioso.
Promosse molte riforme sia di natura politica che economica.
Poichè era impossibile controllare il vasto Impero solo dalla capitale, egli pensò di dividerlo in quattro grandi circoscrizioni, ciascuna delle quali fu affidata ad un comandante supremo con pieni poteri. E dato che non era opportuno creare quattro comandanti con identici poteri, stabilì che vi fossero due capi principali detti Augusti e due sottoposti ad essi i "Cesari". Il sistema fu chiamato "tetrarchia", governo dei quattro. La capitale da Roma fu trasferita a Milano.
Ma questo sistema fallì e Diocleziano, deluso, si ritirò a vita privata nel 305, assistendo al risorgere delle rivalità e delle guerre interne.
Le altre riforme da lui attuate furono molto più durature; per arginare il fenomeno dello spopolamento dei campi, decretò che i figli degli agricoltori dovessero esercitare la medesima attività dei padri. L'obbligo fu esteso anche ai figli degli artigiani.
Con un editto, nel 301, tentò di frenare la corsa al rialzo dei prezzi stabilendo i prezzi massimi delle più importanti merci.
Diocleziano provò anche a rilanciare la religione pagana, dando inizio a grandi persecuzioni contro i Cristiani e assumendo il titolo di Giovio (in omaggio di Giove).
Anche in questo c'era uno scopo politico in quanto il Cristianesimo, con le sue idee, era contrario al culto dei sovrani, mentre Diocleziano considerava se stesso un dio vivente, al quale tutti dovevano obbedienza.


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