
Circa tremila anni fa alcune navi, che da tempo veleggiavano sui mari in cerca di un
approdo, giunsero in vista di una terra sconosciuta.
La vita e le imprese di Enea sono narrate meravigliosamente nel poema Eneide,
scritto dal grande poeta Virgilio, noi qui riportiamo solo in parte quelli che sono gli
episodi più importanti per procedere nel racconto della fondazione di Roma.
Già a quei tempi il Lazio era popolato da varie popolazioni: gli Etruschi, i Volsci, i
Sabini, gli Equi, i Rùtuli e gli Ausoni.
La più importante popolazione, stanziata in un gruppo di città organizzate nel
territorio pianeggiante lungo le rive del Tevere, era quella dei Latini. I Troiani
vennero subito in contatto con questo popolo e con il loro re, il saggio Latino. Egli
li accolse con benevolenza, diede loro ospitalità e, qualche tempo dopo offrì in sposa
ad Enea la propria figlia Lavinia già promessa a Turno, re dei Rùtuli che scatenò una
guerra per vendicare l'offesa ricevuta. Fu una guerra feroce, che si concluse con un
lungo duello fra Enea e Turno, finchè quest'ultimo rimase ucciso.
Seguì un lungo periodo di pace, durante il quale Enea fondò una città, Lavinium, in
onore della sposa. Ascanio, il figlio di Enea, diventato grande, fondò a sua volta la
città di Albalonga.
Molti e molti anni dopo la morte di Ascanio, divenne re di Albalonga il buon
Numitore. Egli aveva, però, un fratello molto cattivo ed invidioso di nome Amulio,
il quale avrebbe voluto regnare. Per raggiungere il suo scopo, fece imprigionare
Numitore e costrinse Rea Silvia, la figlia di lui, a farsi sacerdotessa. Amulio poteva,
ormai, considerarsi sicuro e tranquillo. Per molti anni, egli solo sarebbe stato il re.
Poco tempo dopo però il dio Marte mandò a Rea Silvia due gemelli, Romolo e Remo.
Amulio, adirato, ordinò che essi venissero immediatamente uccisi. Ma era destino che
egli dovesse ricevere la giusta punizione!
Il servo, incaricato del crudele compito, non ebbe il coraggio di commettere un delitto
così grave: pose, invece, i due fratellini in una cesta di vimini e li abbandonò nelle
acque del Tevere, con la speranza che qualcuno li salvasse. E la salvezza non tardò
a venire...
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